Lucido e lungimirante articolo sui degustatori, di vino in particolare, apparso sulla stampa ieri.
Scritto da: Alessandro Masnaghetti, direttore di Enogea.
1. Non so quanto questo possa turbarvi, ma sono convinto che per degustare non si debbano avere delle doti particolari. Bastano un naso, una bocca e se vogliamo anche degli occhi che funzionino a dovere.
Se poi Madre Natura vi ha dato il tocco di Zico o la memoria enciclopedica di Bettane, tanto meglio. In caso contrario, basteranno un bel po’ di allenamento e tanta voglia di conoscere per farvi diventare una specie di Gattuso del vino, che visto con l’occhio del milanista è tutt’altro che da buttare.
2. Volendo imparare ad assaggiare, bisogna ovviamente iniziare ad assaggiare e per farlo bisogna investire su tre fronti: viaggi, studi e bottiglie. Viaggi, per conoscere i produttori e le relative zone di produzione (di tutti i generi, sia i primi che le seconde); studi, per crearvi delle basi tecniche indispensabili (ma senza perdersi nei tecnicismi inutili tipici dei neofiti); bottiglie per potervi allenare con metodo.
3. Quando scrivo con metodo, intendo degustazione alla cieca e comparata. Che siate da soli e in compagnia, questo è l’unico modo per permettere ai vostri sensi di “scavare” con profitto nel bicchiere restando allo stesso tempo con i piedi per terra (e scoprirete più avanti che cosa intendo dire).
4. Volendo iniziare a “scavare” con proficuo, la prima cosa che dovete fare è memorizzare ogni vino che assaggiate perché il primo obiettivo che dovete perseguire è quello di essere in grado con il tempo di riconoscere alla cieca un vino, un’annata, lo stile di un produttore o di una zona in particolare. Quando riuscirete a fare questo non avrete bisogno che qualcuno vi dica bravo, perché ve lo potrete dire da soli.
5. Una volta diventati bravi, la prima cosa che dovrete fare è dimenticare tutto ciò che avete fatto fino al giorno prima (a parte viaggi e studi). Da quel momento in poi dovrete infatti iniziare a degustare alla cieca senza più pensare a ciò che sta nel bicchiere (cosa tutt’altro che semplice). Se così non fosse, il vostro giudizio inizierebbe ad essere guidato più che altro dalle vostre simpatie (o antipatie) e il vino, invece di degustarlo (anche se a voi sembrerà di farlo), inizierete a immaginarlo, perdendo di vista ciò che realmente c’è nel bicchiere e perdendo in un solo colpo anche quel minimo di oggettività che ogni degustatore deve sforzarsi di avere. Non è un delitto, ovvio, ma sappiate che se così fosse potreste anche risparmiarvi la fatica di rendere anonimi i campioni.
6. “Le vin ne doit pas être seulement bon à boire, il doit être bon à penser”. Questa frase l’ho presa pari pari dalla rivista Vinifera di Jacques Perrin e fa da raccordo perfetto con quanto scritto al punto precedente.
La sua applicabilità non è chiaramente universale, ma di sicuro, per una certa fascia di vini, ha una validità pari a quella della legge di gravità. Ciò che distingue l’alcolista dal vero appassionato di vino è infatti l’esigenza di trovare nel vino qualcosa in più del semplice piacere organolettico e quindi qualcosa che lo induca a “pensare”. Il vero problema, non solo da oggi – per la verità, è che il vino, invece di fare pensare, viene troppo spesso “pensato”, specie da chi ne scrive, vuoi perché serve a trasmettere una propria sincera convinzione, vuoi perché fa “fico” e ti fa apparire agli occhi dell’interlocutore come il depositario di chissà quali straordinarie verità.
7. Se volete un esempio, eccovene uno. Nel catalogo di una degustazione organizzata pochi mesi fa da una rivista di settore (pur valida) ho trovato una scheda organolettica in cui la Malvasia di Bosa di Columbu veniva descritta come un vino dalla “dolcezza chiara”. Avendone una bottiglia in fresco, aperta dal giorno prima, sono tornato ad assaggiarla, trovandola di nuovo rigorosamente secca. Non sicuro, il giorno dopo l’ho riassaggiata. Secca, inequivocabilmente secca. Ancora nel dubbio, ho mandato un campione al laboratorio di analisi e il risultato e stato inappellabile: di zuccheri, solo tracce. Così va il mondo.
8. Altro esempio, ancora più calzante. Ad una cena tra colleghi, la maggior parte stranieri, abbiamo aperto (non alla cieca) una grande bottiglia di un grande produttore che si è rivelata – non importa per quale motivo – un’altrettanto grande “monnezza”. Eppure quasi nessuno ha avuto l’onestà e/o il coraggio di esporsi e ha lasciato spazio alle più stravaganti giustificazioni della maggioranza. Qualcuno addirittura è arrivato a scomodare i ricordi dell’infanzia “quando andavo da mio nonno in campagna e sentivo quegli odori che voi giovani non siete più abituati a sentire”. Sarà, ma la merda di vacca (mischiata pure all’aceto) non è esattamente quello mi aspetto quando apro una bottiglia di vino. Così va il mondo.
9. Usando un linguaggio meno “forbito” e senza con questo voler dare ragione ad alcuni tecnici che vorrebbero spiegare il vino solo con i numeri (così sarebbero anche gli unici autorizzati a giudicare il proprio operato), credo che nella degustazione ci siano alcuni punti cardine (ossidazione, riduzione acescenza et similia) che vadano rispettati. In caso contrario la degustazione diventerà sempre più una coperta che chiunque, con un minimo di personalità, potrà tirare a proprio piacimento.
10. E a proposito di personalità eccovi un’altra storiella. Sempre alcuni mesi fa, alla fine di una degustazione alla cieca di Barolo, un assaggiatore giovane quanto bravo e presuntuoso si sbilanciò sul vino del produttore xy affermando, con quell’aria di chi la sa lunga: “vedrete domani, se tra i 2001 ci sarà anche il suo Barolo sarà molto meglio di questo 1996. L’ho assaggiato da lui e ve lo posso garantire”. Il giorno successivo, alla fine della degustazione, l’ardito giovinotto, richiesto di un suo parere su un vino di cui ancora non conosceva il nome, sparò a zero senza tanti cerimoniali. Come potrete immaginare, il vino in questione era il Barolo 2001 del produttore xy.
La morale? Evitate di assaggiare pensando sempre di “tenere na minchia tanta”* perché Madre Natura, pur se donna, prima o poi vi dimostrerà di avere un paio di centimetri più di voi. E non è una cosa bella.
Soprattutto se siete giovani e nel pieno delle forze.
* cfr Frank Zappa (1940-1993), Uncle Meat, 1969, doppio CD, Rykodisc.
Se poi Madre Natura vi ha dato il tocco di Zico o la memoria enciclopedica di Bettane, tanto meglio. In caso contrario, basteranno un bel po’ di allenamento e tanta voglia di conoscere per farvi diventare una specie di Gattuso del vino, che visto con l’occhio del milanista è tutt’altro che da buttare.
2. Volendo imparare ad assaggiare, bisogna ovviamente iniziare ad assaggiare e per farlo bisogna investire su tre fronti: viaggi, studi e bottiglie. Viaggi, per conoscere i produttori e le relative zone di produzione (di tutti i generi, sia i primi che le seconde); studi, per crearvi delle basi tecniche indispensabili (ma senza perdersi nei tecnicismi inutili tipici dei neofiti); bottiglie per potervi allenare con metodo.
3. Quando scrivo con metodo, intendo degustazione alla cieca e comparata. Che siate da soli e in compagnia, questo è l’unico modo per permettere ai vostri sensi di “scavare” con profitto nel bicchiere restando allo stesso tempo con i piedi per terra (e scoprirete più avanti che cosa intendo dire).
4. Volendo iniziare a “scavare” con proficuo, la prima cosa che dovete fare è memorizzare ogni vino che assaggiate perché il primo obiettivo che dovete perseguire è quello di essere in grado con il tempo di riconoscere alla cieca un vino, un’annata, lo stile di un produttore o di una zona in particolare. Quando riuscirete a fare questo non avrete bisogno che qualcuno vi dica bravo, perché ve lo potrete dire da soli.
5. Una volta diventati bravi, la prima cosa che dovrete fare è dimenticare tutto ciò che avete fatto fino al giorno prima (a parte viaggi e studi). Da quel momento in poi dovrete infatti iniziare a degustare alla cieca senza più pensare a ciò che sta nel bicchiere (cosa tutt’altro che semplice). Se così non fosse, il vostro giudizio inizierebbe ad essere guidato più che altro dalle vostre simpatie (o antipatie) e il vino, invece di degustarlo (anche se a voi sembrerà di farlo), inizierete a immaginarlo, perdendo di vista ciò che realmente c’è nel bicchiere e perdendo in un solo colpo anche quel minimo di oggettività che ogni degustatore deve sforzarsi di avere. Non è un delitto, ovvio, ma sappiate che se così fosse potreste anche risparmiarvi la fatica di rendere anonimi i campioni.
6. “Le vin ne doit pas être seulement bon à boire, il doit être bon à penser”. Questa frase l’ho presa pari pari dalla rivista Vinifera di Jacques Perrin e fa da raccordo perfetto con quanto scritto al punto precedente.
La sua applicabilità non è chiaramente universale, ma di sicuro, per una certa fascia di vini, ha una validità pari a quella della legge di gravità. Ciò che distingue l’alcolista dal vero appassionato di vino è infatti l’esigenza di trovare nel vino qualcosa in più del semplice piacere organolettico e quindi qualcosa che lo induca a “pensare”. Il vero problema, non solo da oggi – per la verità, è che il vino, invece di fare pensare, viene troppo spesso “pensato”, specie da chi ne scrive, vuoi perché serve a trasmettere una propria sincera convinzione, vuoi perché fa “fico” e ti fa apparire agli occhi dell’interlocutore come il depositario di chissà quali straordinarie verità.
7. Se volete un esempio, eccovene uno. Nel catalogo di una degustazione organizzata pochi mesi fa da una rivista di settore (pur valida) ho trovato una scheda organolettica in cui la Malvasia di Bosa di Columbu veniva descritta come un vino dalla “dolcezza chiara”. Avendone una bottiglia in fresco, aperta dal giorno prima, sono tornato ad assaggiarla, trovandola di nuovo rigorosamente secca. Non sicuro, il giorno dopo l’ho riassaggiata. Secca, inequivocabilmente secca. Ancora nel dubbio, ho mandato un campione al laboratorio di analisi e il risultato e stato inappellabile: di zuccheri, solo tracce. Così va il mondo.
8. Altro esempio, ancora più calzante. Ad una cena tra colleghi, la maggior parte stranieri, abbiamo aperto (non alla cieca) una grande bottiglia di un grande produttore che si è rivelata – non importa per quale motivo – un’altrettanto grande “monnezza”. Eppure quasi nessuno ha avuto l’onestà e/o il coraggio di esporsi e ha lasciato spazio alle più stravaganti giustificazioni della maggioranza. Qualcuno addirittura è arrivato a scomodare i ricordi dell’infanzia “quando andavo da mio nonno in campagna e sentivo quegli odori che voi giovani non siete più abituati a sentire”. Sarà, ma la merda di vacca (mischiata pure all’aceto) non è esattamente quello mi aspetto quando apro una bottiglia di vino. Così va il mondo.
9. Usando un linguaggio meno “forbito” e senza con questo voler dare ragione ad alcuni tecnici che vorrebbero spiegare il vino solo con i numeri (così sarebbero anche gli unici autorizzati a giudicare il proprio operato), credo che nella degustazione ci siano alcuni punti cardine (ossidazione, riduzione acescenza et similia) che vadano rispettati. In caso contrario la degustazione diventerà sempre più una coperta che chiunque, con un minimo di personalità, potrà tirare a proprio piacimento.
10. E a proposito di personalità eccovi un’altra storiella. Sempre alcuni mesi fa, alla fine di una degustazione alla cieca di Barolo, un assaggiatore giovane quanto bravo e presuntuoso si sbilanciò sul vino del produttore xy affermando, con quell’aria di chi la sa lunga: “vedrete domani, se tra i 2001 ci sarà anche il suo Barolo sarà molto meglio di questo 1996. L’ho assaggiato da lui e ve lo posso garantire”. Il giorno successivo, alla fine della degustazione, l’ardito giovinotto, richiesto di un suo parere su un vino di cui ancora non conosceva il nome, sparò a zero senza tanti cerimoniali. Come potrete immaginare, il vino in questione era il Barolo 2001 del produttore xy.
La morale? Evitate di assaggiare pensando sempre di “tenere na minchia tanta”* perché Madre Natura, pur se donna, prima o poi vi dimostrerà di avere un paio di centimetri più di voi. E non è una cosa bella.
Soprattutto se siete giovani e nel pieno delle forze.
* cfr Frank Zappa (1940-1993), Uncle Meat, 1969, doppio CD, Rykodisc.
PrimOlio Blog ospita un'interessante pubblicazione realizzata dal noto esperto di vino e di enologia: il wine consultant Girolamo Grisafi.
L'opuscolo "Pratiche di cantina per una vinificazione di qualità" è stato pubblicato dall'Agenzia Regionale per lo Sviluppo e per i Servizi in Agricoltura (ARSSA) nell'ambito della Collana Informativa 2011 e consta di 43 pagine.
Per la realizzazione del complesso lavoro, Grisafi si è avvalso della collaborazione dei Servizi Tecnici di Supporto dell'ARSSA Calabria.
Dalla prefazione del libro leggiamo che "La pubblicazione fa parte della collana informativa 2011 realizzata nell’ambito del progetto “Azioni informative di accompagnamento al processo di modernizzazione dell’agricoltura calabrese dirette a inprenditori agricoli” a valere sul bando del 2008 del PSR Calabria 2007- 2013 , misura 111 azione 3.
La suddetta iniziativa, gestita dall’ARSSA, si è concretizzata con la realizzazione di una campagna di informazione rivolta ad operatori agricoli del territorio regionale attraverso:
- realizzazione di un totale di 192 giornate informative su tutto il territorio regionale, incentrate su tre ambiti tematici: aggiornamento e informazione sulla Politica Agricola Comune, innovazioni di processo in agricoltura, aggiornamento di specifiche tecniche colturali e di allevamento delle principali filiere produttive significative sul territorio;
- realizzazione della presente collana di opuscoli informativi e due seminari di respiro regionale rivolti al mondo agricolo: il primo di presentazione del progetto e il secondo finale di presentazione dei risultari dell’iniziativa.
La collana di opuscoli divulgativi rappresenta una raccolta delle tematiche più significative dei tre suddetti ambiti che sono state trattate durante le giornate informative in ogni struttura periferica ARSSA (Centri di Divulgazione Agricola - CeDA). Ogni opuscolo della collana raccoglie gli elementi informativi di maggior interesse della tematica trattata nella corrispondente giornata informativa.
La veste proposta è di un documento informativo necessariamente essenziale che usa un linguaggio semplice senza eccessivi richiami scientifici o normativi.
Il risultato atteso è quello di fornire informazioni utili che possano sensibilizzare il mondo agricolo e contribuire quindi, nei limiti riconosciuti ad azioni informative, al processo di modernizzazione del settore primario regionale.
Nel caso del presente lavoro, “Pratiche di cantina per una vinificazione di qualità”, l’intento è quello di fornire indicazioni sulla corretta realizzazione di alcune pratiche ed accorgimenti utili a migliorare i processi di vinificazione e di conseguenza la qualità del prodotto finale. È rivolto in particolare ai viticoltori che trasformano direttamente volumi limitati di prodotto e a quanti altri si cimentano nella produzione artigianale del vino".
- realizzazione di un totale di 192 giornate informative su tutto il territorio regionale, incentrate su tre ambiti tematici: aggiornamento e informazione sulla Politica Agricola Comune, innovazioni di processo in agricoltura, aggiornamento di specifiche tecniche colturali e di allevamento delle principali filiere produttive significative sul territorio;
- realizzazione della presente collana di opuscoli informativi e due seminari di respiro regionale rivolti al mondo agricolo: il primo di presentazione del progetto e il secondo finale di presentazione dei risultari dell’iniziativa.
La collana di opuscoli divulgativi rappresenta una raccolta delle tematiche più significative dei tre suddetti ambiti che sono state trattate durante le giornate informative in ogni struttura periferica ARSSA (Centri di Divulgazione Agricola - CeDA). Ogni opuscolo della collana raccoglie gli elementi informativi di maggior interesse della tematica trattata nella corrispondente giornata informativa.
La veste proposta è di un documento informativo necessariamente essenziale che usa un linguaggio semplice senza eccessivi richiami scientifici o normativi.
Il risultato atteso è quello di fornire informazioni utili che possano sensibilizzare il mondo agricolo e contribuire quindi, nei limiti riconosciuti ad azioni informative, al processo di modernizzazione del settore primario regionale.
Nel caso del presente lavoro, “Pratiche di cantina per una vinificazione di qualità”, l’intento è quello di fornire indicazioni sulla corretta realizzazione di alcune pratiche ed accorgimenti utili a migliorare i processi di vinificazione e di conseguenza la qualità del prodotto finale. È rivolto in particolare ai viticoltori che trasformano direttamente volumi limitati di prodotto e a quanti altri si cimentano nella produzione artigianale del vino".
Dr Antonio G. Lauro
I link alle 5 parti dell'opuscolo ARSSA.Parte 1^
Parte 2^
Parte 3^
Parte 4^
5^ ed ultima parte
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Ad Isola Capo Rizzuto i suoli di "Libera terra" danno i primi frutti.
Nel crotonese, sui terreni confiscati ai clan di Isola Capo Rizzuto e gestiti dall’Associazione "Libera Terra" trebbiatura del primo raccolto di grano.
Si celebrerà domani 6 luglio, alle ore 19,00 presso la Villa Comunale di Isola di Capo Rizzuto la "festa del raccolto" di libera. Il nome della manifestazione "Il g(i)usto del raccolto" racconta delle difficoltà di una cooperativa sociale di operare su terreni confiscato alle mafie.
Questo il programma:
- conferenza stampa di presentazione del ‘caffè d'orzo libera terra’, frutto del raccolto realizzato lo scorso anno, sempre sui terreni confiscati ai clan di Isola Capo Rizzuto;
- convegno con interventi di Carolina Girasole, Lucio Cavazzoni, Maurizio Agostino, Teresa Muraca, Fabio di Spirito, Vincenzo Panico e don Luigi Ciotti, moderato da Antonio Tata.
- degustazioni di prodotti dell'arte panaria a cura della Cooperativa panificatori di Isola, che proporrà in degustazione tutta una serie di prodotti ottenuti dalla farina ricavata dalla raccolta del grano;
- concerto di chiusura.
La Ue inserisce nei registri delle DOP e IGP un nuovo prodotto.
E' stato inserito nei registri europei delle DOP, IGP e STG un nuovo prodotto. Si tratta dell'ortofrutticolo "Fichi di Cosenza" DOP (Italia).
Con questa nuova registrazione, i prodotti a marchio DOP, IGP, STG riconosciuti dall'Ue toccano quota 1031.
I Fichi di Cosenza DOP sono i frutti essiccati della varietà di fico "Ficus carica sativa" appartenenti alla varietà Dottato. Dal sapore dolce e mielato, i Fichi di Cosenza DOP, presentano, all'atto dell'emissione al consumo una buccia di colore dorato che può avvicinarsi al giallo paglierino carico ad al beige chiaro ed una forma a goccia allungata, talvolta leggermente appiattita all'apice.
La zona di produzione ricade nell'intera Valle del fiume Crati e del fiume Savuto che interessano le province di Cosenza e Catanzaro.
I Fichi di Cosenza DOP vengono confezionati in vassoi di legno o materiale per uso alimentare in cui è stampato un apposito logo.
Dr Antonio G. Lauro
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Vino. A Palmi un seminario informativo dell'ARSSA sulle "pratiche di cantina".
Nell’ambito del PSR (Piano di Sviluppo Rurale) della Calabria 2007-2013 Misura 111, l’Ufficio ARSSA di Palmi in sinergia con l’Istituto Tecnico Agrario di Palmi organizza un seminario informativo dal tema: PRATICHE DI CANTINA PER UNA VINIFICAZIONE DI QUALITA', tenuto dal dr. Girolamo Grisafi.
L’idea di localizzare il seminario a Palmi nasce dalla lunga tradizione viti-vinicola dell’area inserita nell’IGT Costa Viola e dall’interesse dell’Istituto Tecnico Agrario di Palmi per i processi tecnologici agroalimentari in genere ed in particolare per la vinificazione. La sinergia tra l’ARSSA, Ufficio di Palmi, e l’Istituto Agrario di Palmi ha permesso di realizzare in passato interessanti iniziative e oggi viene focalizzata sulla vocazione agroalimentare del territorio.
Dr Girolamo Grisafi
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Terravino 2010: in Israele l'importantissima competizione riservata al vino.
TerraVino 2010: entro il 15 ottobre vanno inviati i campioni in Israele, alla più importante competizione del Mediterraneo.
Vista l'amicizia tra il curatore di questo blog, già membro della giuria e capo panel di TerraOlivo 2010 a Gerusalemme, e gli organizzatori dell'evento internazionale legato al mondo del vino, mi sembra doveroso ospitare quasi fosse un "off-topic" questo importantissimo post.
TerraOlivo, nato come costola della grande manifestazione internazionale TerraVino, ha già decretato, sul finir di luglio, i migliori extravergine del mondo (vedi link Pagina 1 e Pagina 2).
Ora tocca al vino!
Il concorso TerraVino 2010 - Mediterranean International Wine & Spirit Challenge.
Non si può negare che al mondo vi sia un gran numero di competizioni internazionali, ma ce n’è soltanto una in Israele: “TERRAVINO Mediterranean International Wine & Spirit Challenge” che conclude il “Grande Slam” dei concorsi internazionali (quelli realizzati con il patrocinio dell'International Organisation of Vine and Wine) che inizia nel mese di febbraio a Parigi e termina – appunto - nel mese di novembre in Israele, sulla costa del Mar Morto.
Il team internazionale di Giudici, guidati dal professor Raul Castellani, comprende degustatori conosciuti in tutto il mondo e si estende oltre i confini di molti Paesi e continenti. Il team degli Organizzatori vanta una lunga esperienza e garantisce che le degustazioni – nel lussuoso Hotel Majestic Daniel Mar Morto - si svolgano nel modo migliore: dalla temperatura corretta dei vini in degustazione al perfetto funzionamento del servizio.
Il perfetto svolgimento della competizione è garantito inoltre dalla supervisione della International Organisation of Vine and Wine (OIV) attraverso un proprio Osservatore: negli ultimi anni c’è stata anche la partecipazione del Direttore generale dell’OIV, Federico Castellucci e del Segretario, Yann Juban.
L’idea di localizzare il seminario a Palmi nasce dalla lunga tradizione viti-vinicola dell’area inserita nell’IGT Costa Viola e dall’interesse dell’Istituto Tecnico Agrario di Palmi per i processi tecnologici agroalimentari in genere ed in particolare per la vinificazione. La sinergia tra l’ARSSA, Ufficio di Palmi, e l’Istituto Agrario di Palmi ha permesso di realizzare in passato interessanti iniziative e oggi viene focalizzata sulla vocazione agroalimentare del territorio.
Dr Girolamo Grisafi
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Terravino 2010: in Israele l'importantissima competizione riservata al vino.
TerraVino 2010: entro il 15 ottobre vanno inviati i campioni in Israele, alla più importante competizione del Mediterraneo.
Vista l'amicizia tra il curatore di questo blog, già membro della giuria e capo panel di TerraOlivo 2010 a Gerusalemme, e gli organizzatori dell'evento internazionale legato al mondo del vino, mi sembra doveroso ospitare quasi fosse un "off-topic" questo importantissimo post.
TerraOlivo, nato come costola della grande manifestazione internazionale TerraVino, ha già decretato, sul finir di luglio, i migliori extravergine del mondo (vedi link Pagina 1 e Pagina 2).
Ora tocca al vino!
Il concorso TerraVino 2010 - Mediterranean International Wine & Spirit Challenge.
Non si può negare che al mondo vi sia un gran numero di competizioni internazionali, ma ce n’è soltanto una in Israele: “TERRAVINO Mediterranean International Wine & Spirit Challenge” che conclude il “Grande Slam” dei concorsi internazionali (quelli realizzati con il patrocinio dell'International Organisation of Vine and Wine) che inizia nel mese di febbraio a Parigi e termina – appunto - nel mese di novembre in Israele, sulla costa del Mar Morto.
Il team internazionale di Giudici, guidati dal professor Raul Castellani, comprende degustatori conosciuti in tutto il mondo e si estende oltre i confini di molti Paesi e continenti. Il team degli Organizzatori vanta una lunga esperienza e garantisce che le degustazioni – nel lussuoso Hotel Majestic Daniel Mar Morto - si svolgano nel modo migliore: dalla temperatura corretta dei vini in degustazione al perfetto funzionamento del servizio.
Il perfetto svolgimento della competizione è garantito inoltre dalla supervisione della International Organisation of Vine and Wine (OIV) attraverso un proprio Osservatore: negli ultimi anni c’è stata anche la partecipazione del Direttore generale dell’OIV, Federico Castellucci e del Segretario, Yann Juban.
Non ci sono molti altri Concorsi in tutto il mondo dove prendono parte gli Chateaux più famosi: forse perché questo Concorso si svolge in un luogo sacro, la Terra dei Padri, Israele, e riunisce produttori di vino provenienti da più di 20 paesi.
Il successo del Concorso Terravino MIWSC significa per i suoi partecipanti la porta d’accesso al mercato israeliano del vino - in rapido sviluppo grazie alla fiorente industria del turismo internazionale –, mercato che non è certamente esclusivamente Kosher.
Informazioni sul concorso vengono rilanciate in televisione, pubblicate sulla stampa israeliana e su diverse riviste internazionali specializzate del vino ed anche on line su Internet.
Il Concorso è patrocinato dalla WAWWJ - l'Associazione mondiale degli Scrittori e Giornalisti del vino.
Al Concorso è anche legato il “Wine Festival israeliano” che riunisce, per due giorni, imprenditori, importatori e professionisti nel campo della gastronomia. Le medaglie che mostrano le anfore Terravino sulle bottiglie vincenti, balzano agli occhi dei consumatori più esigenti un tutto il mondo.
Ecco perché inviare i vostri vini in Israele!
Il termine per la presentazione delle domande e dei campioni è il 15 ottobre 2010. È possibile scaricare le relative applicazioni dal sito www.mediterraneaniwc.com dove potrete trovare anche tutte le caratteristiche tecniche della competizione. Per partecipare servono soltanto 4 campioni per ogni tipologia di vino, assieme al fee di adesione pari a 160 Dollari Usa.
Si prega di inviare le domande entro e non oltre 15. 10. 2010.
Via fax: +972 3 518 9001
Via e-mail: mas@mediterraneaniwc.com
Contatti:
TERRAVINO - MIWSC 2010:
Terravino (info@mediterraneaniwc.com)
Secrétariat général:
Raul Castellani (rcc@mediterraneaniwc.com)
Relations internationales:
Moises Spak (mas@mediterraneaniwc.com)
TEL : +972 547 629 101
Altre informazioni su: www.mediterraneaniwc.com
Dr Antonio G. Lauro
Il successo del Concorso Terravino MIWSC significa per i suoi partecipanti la porta d’accesso al mercato israeliano del vino - in rapido sviluppo grazie alla fiorente industria del turismo internazionale –, mercato che non è certamente esclusivamente Kosher.
Informazioni sul concorso vengono rilanciate in televisione, pubblicate sulla stampa israeliana e su diverse riviste internazionali specializzate del vino ed anche on line su Internet.
Il Concorso è patrocinato dalla WAWWJ - l'Associazione mondiale degli Scrittori e Giornalisti del vino.
Al Concorso è anche legato il “Wine Festival israeliano” che riunisce, per due giorni, imprenditori, importatori e professionisti nel campo della gastronomia. Le medaglie che mostrano le anfore Terravino sulle bottiglie vincenti, balzano agli occhi dei consumatori più esigenti un tutto il mondo.
Ecco perché inviare i vostri vini in Israele!
Il termine per la presentazione delle domande e dei campioni è il 15 ottobre 2010. È possibile scaricare le relative applicazioni dal sito www.mediterraneaniwc.com dove potrete trovare anche tutte le caratteristiche tecniche della competizione. Per partecipare servono soltanto 4 campioni per ogni tipologia di vino, assieme al fee di adesione pari a 160 Dollari Usa.
Si prega di inviare le domande entro e non oltre 15. 10. 2010.
Via fax: +972 3 518 9001
Via e-mail: mas@mediterraneaniwc.com
Contatti:
TERRAVINO - MIWSC 2010:
Terravino (info@mediterraneaniwc.com)
Secrétariat général:
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Altre informazioni su: www.mediterraneaniwc.com
Dr Antonio G. Lauro



